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ECCE ANCILLA et ECCE HOMO - Antonello da Messina

ECCO.
Antonello da Messina è il pittore di questo avverbio, che connota l'improvviso manifestarsi del reale (persona o cosa) fissato in un'istantanea dal sapore fotografico, con una pittura a olio così "al microscopio" nella cura dei dettagli che par gareggiare coi fiamminghi, e così "col cannocchiale" negli sfondi paesaggistici da essere straordinariamente topografica.

ECCO la dignità dell'uomo, esaltata in ritratti che ne colgono l'interiorità più profonda, in bilico tra la consapevolezza del proprio inalienabile valore di creatura plasmata a immagine e somiglianza di Dio e übris neopagana del divus che conta di autoelevarsi all'Olimpo dei semidei facendo grandi cose sulla terra.

Attraverso la pittura di Antonello ecco "L'alba incompiuta del Rinascimento", secondo la suggestiva definizione di Henry De Lubac, nel cuore del Quattrocento. Ecco, anzi ecce: siamo infatti nel secolo del ritorno umanistico al latino, sulle orme di Petrarca.

 

ECCE Ancilla Domini.
E il pensiero va all'Annunciata di Palazzo Abatellis, a Palermo, e oltre.

 

ECCE Homo,
l'Uomo dei dolori, tenuto al guinzaglio col nodo scorsoio, coronato di spine, e con quelle lacrime così vere che correresti ad asciugarle. Poi crocifisso e deposto.

 

ECCE Redempror hominis:
il Risorto, vincitore della morte.

 

ECCE vir sanctus,
l'uomo vero.

 

ECCE Regina coeli,
primizia e promessa della prospettiva escatologica della gloria.

 

ECCOLO qui - qui e ora, hic et nunc - questo volto, questa faccia che si affaccia convocandoti al dialogo, al "pro-vocatorio" faccia a faccia; questo volto che essendo spesso in scala uno a uno induce alla conversazione magari orante.

Antonello è stato forse il più grande di quell'epoca, accanto a Giovanni Bellini col quale ha gareggiato in perizia pittorica nei pochi anni di feconda esperienza veneziana.

Ma è rimasto umile. Tornato nella sua Messina, così ha scritto nel testamento: "…il mio cadavere venga vestito di saio francescano e seppellito nel convento di Santa Maria di Gesù l’Inferiore". E' morto nel febbraio 1479: non aveva ancora cinquant'anni.





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